Lettera Pastorale - Diocesi di San Marco Argentano Scalea


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Cristo, la Parola della Bibbia

Tutti sappiamo che ascoltare la Parola di Dio attestata dalla Scrittura equivale ad ascoltare Cristo che parla; viverla è vivere il Cristo. La Parola è Cristo. Questa verità viene formulata dall’autore della lettera agli Ebrei all’inizio del suo scritto in questi termini: “Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1,1-2). La Parola si è fatta carne in Gesù Cristo, il Figlio di Dio (Gv 1,14). Nel rivelarsi Dio ci ha parlato per mezzo di uomini, interagendo con la nostra umanità (DV 13), parlandoci “alla maniera umana come con amici” (DV 2), e lasciando, quale memoria di quest’amicizia, la Bibbia che è definita dai Padri “lettera di Dio” agli uomini. La Dei Verbum (n. 21) riprende questa immagine, affermando che, “nei libri sacri il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli e discorre con essi”.

Nell’episodio, che ho già ricordato, della Trasfigurazione, la voce celeste invita i discepoli presenti ad ascoltare Gesù: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo” (Lc 9,35). Ascoltare Gesù significa ascoltare il Padre, perché Gesù non dice altro se non ciò che a sua volta ha udito dal Padre (Gv 15,15). Non si tratta neanche qui di un ascoltare fisico né di un semplice coinvolgimento affettivo, è qualcosa di più, come si evince dal fatto che “ascoltare” la sua parola equivale a “rimanere in lui” (Gv 15,10). L’uso di questo verbo, caro all’apostolo Giovanni, designa l’unione con Cristo e la partecipazione alla sua vita e, per mezzo di lui, alla vita del Padre (cfr. la metafora della vita e dei tralci in Gv 15).
Inoltre, come Gesù si fece carne per mezzo dello Spirito così ora si rivela ai credenti per mezzo di Lui. C’è un legame di analogia tra l’incarnazione della Parola in Maria e l’attualizzazione della Parola nella Chiesa. Per questo motivo il vero incontro con la Parola avviene nella Chiesa dove è interpretata secondo quello Spirito con cui è stata scritta (DV 12).
Questo insegnamento sul protagonismo dello Spirito è trasmesso in varie occasioni da Gesù, soprattutto nei cosiddetti Discorsi di addio dove egli ne chiarisce la funzione in vista della futura santificazione dei credenti (Gv 14,26; 15,15; 16,13). “La Chiesa confessa che il Signore Gesù è il centro e il fine della Scrittura. Egli è la Parola suprema che Dio ci rivolge, dopo aver parlato a più riprese per mezzo dei profeti. In lui i libri dell’Antico Testamento, integralmente assunti nella predicazione evangelica, acquistano e manifestano il loro pieno significato. ‘Tutta la Scrittura è un libro solo e quest’unico libro è Cristo (Ugo di San Vittore, L’arca di Noè, II,8)”.

6 6. CEI, La Bibbia nella vita della Chiesa, 2.


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