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Nella nostra epoca si rischiano di dimenticare alcune verità trasmesseci dagli Apostoli. Tra queste, quella del legame tra lo Spirito Santo e la Parola di Dio. Tralasciarla può condurre, tanto coloro che sono ufficialmente deputati alla predicazione quanto i fedeli cristiani, a considerare l’annuncio come un dato puramente umano. Ciò non corrisponde affatto a quanto ci insegna il Nuovo Testamento, per il quale la predicazione apostolica è opera dello Spirito Santo che attualizza la Parola nella Chiesa, liberando sempre sensi nuovi. La sua opera non si è conclusa con l’ispirazione degli autori sacri, ma continua, anche se in modo diverso, oggi.
Alcuni brani del Nuovo Testamento ci aiutano a riflettere non solo sulla natura della predicazione della Parola di Dio, ma anche sulla metodologia da adottare se si vuole che essa conservi quella forza generativa di cui parla, ad esempio, San Pietro nella sua Prima lettera (1Pt 1,22-25).
Da alcuni testi degli Atti degli Apostoli appare come la Parola non possa staccarsi dallo Spirito Santo, il quale è all’opera sia quando essa viene proclamata sia quando viene accolta soggettivamente. Il primo aspetto è evidente ogniqualvolta alla predicazione si accompagnano vari segni e prodigi che ne confermano l’autenticità, cioè ne spiegano l’origine divina. L’approccio alla Parola di Dio deve essere vissuto in atteggiamento di timore e tremore, come davanti a una teofania, a un evento che rivela la onnipotenza di Dio per mezzo dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo interviene anche soggettivamente, prima di tutto trasformando il peccatore in un uomo nuovo. Strumento di quest’operazione misericordiosa di Dio è la Parola, ma l’agente è lo Spirito Santo (Gal 6,8; Ef 2,15). Perciò la Parola è grazia: dono che dà la vita, grazia che santifica. Ritornando a San Pietro, va detto che egli insiste molto su questo, usando il verbo “rigenerare” (1,23). Inoltre usa l’immagine del latte per dire che il cristiano, se vuole crescere nella vita divina, deve nutrirsi continuamente della Parola di Dio (2,2).
Senza lo Spirito Santo non si realizza l’incarnazione della Parola di Dio nella Chiesa e nella vita del credente. “Nessuno può dire Gesù è Signore se non sotto l’azione dello Spirito Santo” (1 Cor 12,3). I santi Padri hanno riflettuto molto su questa verità e ne hanno visto l’analogia con il mistero del Verbo Incarnato concepito nel seno della Vergine Maria per intervento dello Spirito Santo. Per i Padri annunciare la Parola significava farla nascere spiritualmente nel cuore dei fedeli come Maria diede al mondo il Verbo Incarnato.
Con gli stessi sentimenti, vi esorto, dunque, fratelli e sorelle carissimi, ad apprezzare la grazia della Parola, accogliendola con l’energia dello Spirito. La Parola è grazia. Ma questa grazia ne genera altre in un crescendo senza fine. La prima è quella di una conoscenza intuitiva di Dio in virtù della quale si è intimamente convinti che Dio è presente ed agisce dovunque e in chiunque. Se guardiamo alla comunità cristiana descritta negli Atti degli Apostoli come riusciamo a spiegare la conversione al battesimo di tanti uomini e donne? Come spieghiamo la loro immediata trasformazione in testimoni della fede, missionari dell’Evangelo e costruttori della Chiesa? Tutto ciò avvenne perché essi, grazie allo Spirito Santo, sperimentavano l’efficacia di ciò che avevano ascoltato. Ognuno poteva riconoscere nella propria vita la portata di quanto aveva accettato e la forza insita in ciò che costituiva ormai la propria vocazione. In questo consiste comprendere la Parola di Dio nel suo valore originario di evento suscitato e accompagnato dallo Spirito Santo.
Mi sembra di poter affermare che il nucleo della trattazione sulla Parola efficace della predicazione sta qui: la consapevolezza di diventare nuove creature e di essere trasformati dallo Spirito. Ciò in riferimento ai destinatari ma prima di tutto per coloro che attendono all’ufficio della predicazione e dell’annuncio. Solo se si vive quest’esperienza si può “autorevolmente” essere testimoni e annunciatori.
In questa disponibilità a diventare nuova creatura, l’Apostolo Paolo ci ricorda che: “L’amore di Cristo ci spinge … perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro” (2Cor 5,14-15). Il Santo Padre nell’indire l’Anno Paolino ha sottolineato che: “L’Apostolo delle genti, particolarmente impegnato a portare la Buona Novella a tutti i popoli, si è totalmente prodigato per l’unità e la concordia di tutti i cristiani”, questo è potuto accadere proprio perché lui stesso aveva fatto esperienza della forza trasformante di quanto annunciava. In questo anno, mediante le iniziative dell’Apostolato Biblico, tutti avremo modo di riflettere meglio l’azione di San Paolo, vero testimone dell’annuncio di Cristo, salvatore di ogni uomo. In lui l’annuncio della salvezza e la vita liturgica che ne derivava, come adesione personale all’annuncio, erano un tutt’uno. Paolo è stato in grado di esercitare il suo ministero, superando difficoltà di ogni tipo, mettendo più volte a repentaglio la vita e non trovava pace se non attendendo continuamente a quest’opera, affinché attraverso il suo apostolato tutti potessero essere arricchiti di una completa intelligenza per conoscere il mistero di Dio, che è Cristo (Col 2,2). In questo senso, Paolo considera l’annuncio al la stregua dell’azione liturgica. Infatti la predicazione rendeva, mediante la potenza dello Spirito, manifesto e operante Dio. Come il culto così la predicazione è: Epifania di Dio. Quanto ho detto, riflettendo la testimonianza di Paolo, sul legame tra lo Spirito Santo e la Parola della predicazione ci invita dunque a fare un serio esame del nostro modo di annunciare l’Evangelo nelle nostre comunità. È chiaro infatti che, se in questo settore si incontrano ostacoli, la causa sta nel fatto che la Parola non è annunciata secondo quello Spirito che l’ha suscitata e la abita.
Occorre, perciò, che chi è preposto alla predicazione, all’annuncio e alla testimonianza, secondo i vari modi e nei settori specifici, si prepari adeguatamente per svolgere con dignità e competenza il suo ufficio. Si tratta di prepararvisi non solo mediante l’applicazione intellettuale, che pure è indispensabile, ma mediante
una ricerca continua dello Spirito Santo.
Ciò concretamente significa non separare la predicazione da un clima esteriore ed interiore di preghiera. Negli Atti degli Apostoli si dice chiaramente che chi annuncia deve aver prima ricevuto lo Spirito, essere da lui investito, cioè reso capace di questo compito (At 13,2). Non è un compito tra i tanti, ma il compito con il quale chi annuncia introduce i destinatari nel mistero di Dio.