Menu principale:
In questa Lettera mi sono soffermato sia sui principi che governano il nostro rapporto con la Parola di Dio sia su alcuni orientamenti da tener presenti perché essa, annunciata e vissuta, produca frutti di grazia. Mi ha mosso la convinzione profonda che la Parola di Dio, contenuta nella Bibbia, fortifica e illumina la vita del credente. Siamo fermamente convinti di quanto afferma la Dei Verbum, dove esorta tutti i fedeli laici ad apprendere “mediante la lettura frequente delle Scritture il bene supremo che è la conoscenza di Cristo”.
La nostra amata Diocesi da tempo sta operando in linea con la riscoperta della Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. Auspico che l’impostazione delle varie iniziative di formazione e ogni proposta di questo genere siano sempre di più nutrite e sostanziate dalla Sacra Scrittura in modo tale che la spiegazione della Parola di Dio possa essere per i destinatari nutrimento e luce.
Di più e meglio si potrebbe fare se tutti gli operatori pastorali dessero più tempo alla preparazione immediata e intrattenessero con la Sacra Scrittura un rapporto continuo. La buona partecipazione ad alcune iniziative, come il Corso Biblico annuale, che ho voluto fin dall’inizio del mio apostolato in mezzo a voi, mostra quanta fame della Parola ci sia nella nostra Diocesi.
Non si tratta di orientare a una preparazione tecnica, ma di insegnare ad accostarsi al libro sacro seguendo alcuni criteri dettati dalla specificità della Bibbia, in quanto parola divina in linguaggio umano e applicarli secondo le proprie attitudini e capacità. Qui mi preme ricordare i due ambiti della formazione che sono stati oggetto della mia sollecitudine in questi anni di episcopato:
- La formazione permanente del clero
- La formazione della famiglia.
Circa la formazione permanente del clero è risaputa l’importanza che ha per i presbiteri il contatto quotidiano con la Sacra Scrittura. Già la Dei Verbum, nel paragrafo più volte citato, li esorta ad “essere in contatto continuo con le Scritture, mediate una lettura spirituale assidua e lo studio accurato”.
Al riguardo si cita Sant’Agostino per il quale è una nullità quel predicatore che prima di tutto non ascolta la Parola dentro di sé.18 La recente Nota CEI “La Bibbia nella vita della Chiesa” afferma che “anche i presbiteri e i diaconi, ministri della predicazione della Parola, non sempre si mostrano adeguati al compito” (n. 10). La frequentazione della Parola e lo studio devono creare nel sacerdote una mentalità sostanziata dalla preghiera. Non si tratta, come abbiamo visto, semplicemente di conoscere la Bibbia dal punto di vista del suo contenuto né di essere in grado di porgerla ai fedeli nell’omelia.
Il presbitero non può limitare il suo rapporto con la Sacra Scrittura all’omelia domenicale.
Egli è chiamato a un’attenta frequentazione dei testi sacri, in modo tale che sia in grado di comunicarne il messaggio con naturalezza e profondità nelle varie situazioni di vita dei suoi fedeli. In questo senso occorre accogliere gli orientamenti espressi dalla Commissione Episcopale per il Clero in “La formazione permanente
dei presbiteri nelle nostre chiese particolari”. Lettera ai sacerdoti.19 In che cosa infatti la formazione del presbitero può essere più proficua se non in una crescita continua sulla Parola di Dio, alla stregua degli Apostoli a cui, in diverse occasioni, il Maestro spiegava quella parola indirizzata precedentemente alle folle?
Al presbitero è inoltre richiesto di “amministrare” la Parola in modo che la comunità ne riceva la linfa della grazia. Non dimentichino i presbiteri che la comunità è il “campo” o la “costruzione” di Dio, per usare il linguaggio di san Paolo (1Cor 3,6-11). Non dimentichino che essi sono chiamati a servire la comunità innanzitutto mediante la predicazione della Parola di Dio e la catechesi. Come suggerisce la Nota della CEI sopra citata, essi devono compiere ogni sforzo perché la predicazione trovi un ambiente favorevole: uno stile di conduzione della comunità basato sulla sobrietà e la concretezza, volto a evidenziare i valori evangelici e confortato dalla fede nella forza santificante della Parola proclamata e vissuta.
Parola ed Eucaristia sono due realtà senza delle quali il cristiano, e tanto meno il sacerdote, non può vivere. È noto che il Concilio Vaticano II dà il primo posto alla predicazione della Parola (Presbyterorum ordinis 4) in quanto essa offre al sacerdote quella comprensione di se stesso che si esprime poi nella celebrazione dell’Eucaristia. Qui il sacerdote mostra di essere essenzialmente annunciatore della Parola a nome della Chiesa.
Infatti nell’Eucaristia la Parola si realizza in modo supremo ed efficace. L’altro ambito, che ho sempre cercato di qualificare e di intensificare, è quello della formazione della famiglia. Mai come in questi ultim anni la famiglia è stata oggetto di attenzione da parte della Chiesa. Essa è il nucleo della società e da essa dipende il suo futuro anche dal punto di vista della fede e della morale cristiana. Occorre che i genitori “familiarizzino” con la Bibbia, considerandola come un tesoro a cui attingere continuamente, così come si faceva all’epoca dei Padri della Chiesa, suggerimenti, criteri e valori per la formazione dei figli, che rappresentano “il polso” della futura società e della Chiesa, tastando il quale oggi non si può certo stare tranquilli. Questa esigenza viene ben espressa dai Vescovi italiani con le parole: “La presenza della Bibbia nella famiglia richiede di abilitare anzitutto i genitori a conoscere la Bibbia, a raccontarla come storia sacra, a valorizzarne i segni e i simboli, a pregare i Salmi, a ricordare i principali avvenimenti salvifici e, al sommo di tutto, a familiarizzarsi profondamente con la figura di Gesù nei Vangeli”.
20 Tra le tante iniziative che più famiglie assieme possono intraprendere in questo campo, vorrei ricordare quella che da alcuni anni si sta facendo in alcune zone della nostra Diocesi e che mi auguro possa diffondersi in tutte le parrocchie, come azione missionaria capace di coinvolgere le famiglie e i quartieri: i Centri di Ascolto. Si tratta di una pratica che ha una lunga tradizione. San Giovanni Crisostomo, vissuto nel quarto secolo, invitava le famiglie della sua chiesa a dedicare un giorno della settimana all’ascolto della Parola della Bibbia. Egli rivolgeva ai genitori queste parole: “… imponete a voi stessi l’inviolabile legge di consacrare un giorno della settimana, ma questo totalmente, dapprima ad ascoltare e poi a meditare la parola di Dio”.21 Con l’Apostolato Biblico, con l’Ufficio Catechistico e, per alcuni aspetti, anche con il Progetto
Tabor, già da tempo stiamo operando in questo senso, soprattutto per la formazione degli Animatori dei Centri di Ascolto, occorre continuare e insistere perché questa forma agile e capillare di evangelizzazione possa diffondersi in tutte le parrocchie.
La crescita di uno spirito di corresponsabilità pastorale, esige il protagonismo delle famiglie in tutti gli itinerari di trasmissione della fede. Ci viene ricordato, negli Orientamenti pastorali dell’Episcopato Italiano, “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia” che, in quanto prima cellula della responsabilità educativa dei figli: “La Famiglia è il luogo privilegiatodell’esperienza dell’amore, nonché dell’esperienza e della trasmissione della fede … Sono esse le prime scuole di preghiera, gli ambienti in cui insegnare quanto sia importante stare con Gesù, ascoltando i Vangeli che ci parlano di Lui”(CVMC n.52). Le famiglie, aiutate dalla Diocesi e dalle Parrocchie attraverso itinerari e attività di formazione, devono comprendere la grave responsabilità di farsi carico della formazione cristiana per i propri figli in ogni fascia d’età.
Vi invito perciò ad intensificare ed ove non ci sono ad avviare itinerari formativi per la famiglia sulla Parola di Dio, orientate a una migliore comprensione della Bibbia e alla trasmissione della fede, prima di tutto nella propria famiglia, con quelli della propria casa. Quindi nei quartieri, con le altre famiglie, per avviare vere piccole comunità che si stringono attorno alla Parola di Dio per incontrarsi in Cristo.
18. Serm. 179, 1: PL 38, 966.
19. Milano 2000.
20. CEI, La Bibbia nella vita della Chiesa, 33.
21. In Matthaeum homiliae, 5.