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Come ho precedentemente accennato, la Dei Verbum (n. 21) invita a riscoprire il legame tra la Parola e l’Eucaristia usando sia per l’una che per l’altra lo stesso verbo “venerare”: la Parola è venerabile come il Corpo del Signore. L’affermazione del Concilio “stabilisce un parallelismo tra i libri biblici e l’Eucaristia … Si tratta … di stabilire una struttura della vita cristiana dichiarando che la Scrittura e l’Eucaristia sono elementi costitutivi, necessari, venerati tutt’e due perché essi non possono rimpiazzarsi l’un l’altro” (P. Beauchamp). D’altra parte il Signore stesso, in particolare nel Vangelo di Giovanni, rimanda al mistero della sua Persona
identificandosi nella Parola e nel Pane: alle affermazioni sulla Parola corrispondono quelle sul Pane di vita. Da questi brani si evince perché ad entrambe siano dovute la stessa venerazione e lo stesso riconoscimento della fede. E’ lo stesso Signore che si dà a noi nell’unico Spirito presente nella Chiesa. Un solo Signore, un solo Spirito! A proposito dello Spirito si può anche considerare come analoga la sua azione nella Bibbia e nell’Eucaristia. In entrambi i casi è lo Spirito Santo che opera: nella Bibbia in virtù della sua azione ispiratrice la parola umana è Parola divina, nell’Eucaristia è anche in virtù della sua potenza creatrice, invocata al momento dell’epiclèsi, che le specie del pane e del vino diventano corpo e sangue di Gesù. Inoltre, come lo Spirito opera in chi legge la Bibbia così opera in chi partecipa con frutto all’Eucaristia (ex opere operantis).
Non dobbiamo perciò considerare separatamente la Parola e l’Eucaristia, né dare all’una più importanza dell’altra. San Cesareo d’Arles (+ 542) si interroga su quest’ultimo punto forse
per dissolvere dei dubbi presenti tra i suoi fedeli: “Io vi chiedo, miei fratelli e mie sorelle, ditemi, che cosa credete più importante: la Parola di Dio o il Corpo del Cristo? Se voi volete rispondere la verità, dovete certamente dirmi che la Parola di Dio non è meno importante del Corpo di Cristo … Perciò non sarà meno colpevole colui che intende la Parola di Dio con negligenza di colui che lascia cadere a terra per negligenza il Corpo del Signore”.7 Non è questa la sola voce dei Padri al riguardo. L’invito che ci viene fatto è quello di prendere sul serio la Parola di Dio così come facciamo con l’Eucaristia perché anch’essa è presenza di Cristo. Come ha affermato il Concilio Vaticano II, Cristo è “presente nella sua Parola, giacché è Lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura” (Sacrosanctum Concilium 7). Se per l’Eucaristia si parla di presenza reale, va detto che essa è tale “non a titolo esclusivo, come se le altre presenze non lo fossero (cioè la presenza di Cristo nella comunità e nella Parola), ma per eccellenza”.8 Oltre a questo invito, le conseguenze che si traggono dal legame suddetto sono molteplici. Vogliamo soltanto evidenziare come sia importante recuperare il vero valore della celebrazione eucaristica nella sua unità tra la prima e la seconda parte della Messa: la liturgia della Parola e la liturgia Eucaristica propriamente dette.
Da quanto esposto, risulta l’inscindibilità dei due momenti, visto che la Parola ascoltata diventa nutrimento per i fedeli. Il Cristo si dà a noi quale luce e quale nutrimento, per usare questa bellissima immagine della tradizione spirituale.9 Questo comporta anche riscoprire la nostra appartenenza al Popolo di Dio ogniqualvolta siamo a contatto con la Sacra Scrittura. Con la celebrazione eucaristica si sperimenta più facilmente l’essere riuniti come famiglia attorno all’unica mensa del Pane. Ma a ciò deve condurre anche l’ascolto della Parola, così come avvenne al Sinai, quando il popolo si impegnò a mettere in pratica “le parole” prima ancora che Mosè stipulasse con l’aspersione del sangue l’alleanza con Dio (Es 24,7-8). Perciò la comunione della Parola origina l’essere una sola famiglia, gli uni legati agli altri da vincoli spirituali che precedono e preparano, rendendoli più autentici, quelli che si conseguono mediante la partecipazione all’Eucaristia.
Per usare una bellissima immagine di San Paolo Giustiniani, ripresa dall’allora Cardinale Angelo Giuseppe Roncalli, Patriarca di Venezia, nella sua prima Lettera pastorale e recentemente
ricordata dal Cardinale Martini in un recente Convegno sulla Bibbia, organizzato dalla CEI,10 si può dire che la Parola e l’Eucaristia costituiscono per i fedeli ma ancora di più per i sacerdoti l’alfa e l’omega della propria vita, cioè tutto. “Il Libro Sacro è come l’alpha delle attività del Vescovo e dei suoi sacerdoti. L’omega … è rappresentato dal Calice benedetto nel nostro altare quotidiano. Nel Libro la voce di Cristo sempre risonante nei nostri cuori: nel Calice il Sangue di Cristo presente a grazia, a propiziazione, a salute nostra, della Santa Chiesa e del mondo. Le due realtà vanno insieme: la Parola di Gesù e il Sangue di Gesù”.11 Infine, due parole sull’aspetto dell’interpretazione. Cosa implica leggere la Sacra Scrittura alla luce dell’Eucaristia?
Non si tratta naturalmente di accostare l’una all’altra, ma di penetrare la Parola secondo quanto è implicato nel mistero eucaristico, memoriale della morte e risurrezione di Cristo, dono della Chiesa al Padre. Imitiamo i discepoli di Emmaus che, ripensando a quanto era successo lungo la “via”, confessano: “non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?” (Lc 24,32). In sostanza, si tratta di lasciarsi coinvolgere da quel flusso di grazia che proviene dal fianco squarciato dell’Agnello immolato: oblazione, consegna, per una testimonianza eucaristica dell’Evangelo assunta quale energia di trasformazione e di riscatto del mondo.
7. Sermone 78,2 (CCSL 103, 323-324)
8. L’istruzione Eucharisticum Mysterium (25 maggio 1967).
9. Cfr, ad es., L’Imitazione di Cristo.
10. UFFICIO CATECHIESTICO NAZIONALE. SETTORE APOSTOLATO BIBLICO, La Bibbia nel Magistero dei Vescovi italiani. Documenti della XLIII Assemblea Generale della C.E.I. (Roma 19-23 maggio 1997), Leumann (Torino) 1998, 59.
11. La Sacra Scrittura e S. Lorenzo Giustiniani, Lettera pastorale 1956.