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Per chiamare “amici e vicini”
Più volte nei Vangeli e nei testi della
Sacra Scrittura si legge di personaggi che sentono come un impulso
irresistibile il comunicare, il poter far conoscere anche ad altri il
dono, la grazia, una nuova possibilità di vita, spesso ormai non più
sperata, che hanno ricevuto dal Signore della vita.
Leggendo i racconti che ci
tramandano gli Evangelisti, ci è facile, quasi naturale, immaginare
quelle scene in cui personaggi diversi ed entusiasti corrono in giro e
chiamano gente intorno a sé, e annunziano e spesso anche mostrano a
tutti le cose stupende di cui sono stati protagonisti.
Così è del pastore che ha perso una
sua pecorella e, ritrovatala, “tutto contento chiama gli amici e i
vicini” (Lc 15, 6). Così è della donna che ritrova la preziosa moneta
che aveva smarrita. Così è di tutti quegli ammalati che, guariti da
Gesù, sembrano non riuscire ad obbedire alle sue insistenti
raccomandazioni (cfr. Mc 5,43) di non dire nulla ad alcuno. Così è del
padre del figlio prodigo (Lc 15), così della donna samaritana (Gv 4),
così è degli stessi Apostoli e di tanti altri personaggi diventati a noi
cari perché protagonisti di episodi evangelici.
E’ come vedere il realizzarsi vivo
di un lieto annunzio nella concretezza di situazioni umane e personali
ben delineate, potremmo dire un Vangelo nella realtà più ordinaria e più
quotidiana della storia del mondo.
Così immaginiamo la scena mirabile
e tanto movimentata di quella luminosa mattina della festa della
Pentecoste: un gruppo di persone attira l’attenzione della folla davanti
al Tempio di Gerusalemme dove si verifica il miracolo di sentire
annunziare, nella lingua propria di ciascuno, “le grandi opere di Dio”
(At 2,11).
Oggi, passati quarant’anni da
quando i Padri del Concilio Vaticano II indicarono gli “strumenti della
comunicazione sociale” come ciò che “Tra le meravigliose invenzioni
della tecnica che l’ingegno umano, con l’aiuto di Dio, ha tratto dal
creato” e che “la madre chiesa accoglie e segue con speciale cura” (I.M.
1), la nostra Chiesa Diocesana di Teggiano-Policastro sente come un
grande dono il poter comunicare con i fratelli e tra gli uomini del
mondo la ricchezza del dono di Dio.
In questo tempo che attende e spera, ancora e nuovamente, di essere
risvegliato a vita nuova dal risuonare della Buona Notizia, il desiderio
dei credenti di ripetere al mondo il gioioso annunzio del Vangelo di
Cristo, sappia trovare in questi più efficaci mezzi di comunicazione lo
strumento adatto per dire a tutti, per chiamare tutti alla salvezza, per
annunziare che Gesù è il Signore della vita.
+ Angelo Spinillo
Vescovo di Teggiano-Policastro
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