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Mostra
| Orari | Mini tour LE
RAGIONI DELLA MOSTRA
“I
COLORI DELL’INVISIBILE. Polittici e pale dal Rinascimento al Barocco”.
DAL
23 LUGLIO 2002 AL 3 FEBBRAIO 2003
La città di Ascoli Piceno presenta un alto numero di chiese, già esse stesse esempi estremamente interessanti di architettura religiosa del periodo dal Romanico al Barocco, che costituiscono uno scrigno di opere pittoriche, scultoree e delle arti cosiddette “minori”, montate sugli altari o custodite nelle sagrestie.
I polittici in una prima, le pale d’altare in una successiva fase storica, mostrano la devozione di una committenza di aristocratici, laici e religiosi, che nel corso di almeno due secoli e mezzo hanno adornato le chiese e le cappelle gentilizie della città, lasciando ai posteri un’inestimabile ricchezza di arte e fede.
Queste opere sono così diventate momenti fondamentali nella storia dell’arte ascolana e non solo (basti pensare al Polittico di Ascoli Piceno di Carlo Crivelli del 1473, conservato nella Cattedrale e commissionato dal Vescovo Prospero Caffarelli per l’altare maggiore della chiesa madre; oppure al San Francesco stigmatizzato realizzato da Tiziano nel 1561 su commissione di Monsignor Desiderio Guidoni per adornare l’altare della cappella di famiglia nella Chiesa di San Francesco e che oggi si trova nella Civica Pinacoteca).
Nel passaggio dal polittico alla pala si assiste anche ad un cambiamento nel tipo di committenza: dalle opere eseguite su incarico del Vescovo, dei Canonici o addirittura del Comune e che sono espressione del sentimento di un’intera comunità (ad esempio la Pala di San Vittore di Cola d’Amatrice del 1514 conservata nel Museo Diocesano e realizzata come recita l’epigrafe PIA DEVOTIONE
CIVIUM) si passa dalla metà del ‘500 all’intervento dei membri più eminenti delle più importanti famiglie aristocratiche che intervengono, ponendosi nello spirito della Chiesa post- tridentina e della poetica barocca, nell’opera di rinnovamento architettonico- decorativo all’interno delle chiese con opere che se da un lato si rivolgono anche agli analfabeti per la loro chiarezza espositiva, dall’altro mostrano la presenza del committente che si fa ritrarre nella scena: un caso emblematico è costituito dagli altari laterali della Chiesa di Santa Maria della Carità in cui il nome e lo stemma del committente fanno bella mostra di sé in cima all’arcata di ciascuna cappella.
Il percorso espositivo della mostra I colori dell’invisibile. Polittici e pale ad Ascoli dal Rinascimento al Barocco intende dunque mostrare al visitatore alcuni degli esempi più significativi tra le opere pittoriche provenienti dalle diverse chiese ascolane, documentando il passaggio tra il polittico e la pala d’altare.
All’interno del Museo Diocesano possono già ammirarsi pale e polittici dal Rinascimento al Tardo-Barocco realizzate da maestri quali Alemanno, Cola dell’Amatrice,
Trasi,
Baciccio, Monti; le opere aggiunte in occasione della mostra faranno ulteriore luce sull’opera degli artisti più importanti che lavorarono ad Ascoli tra Quattro e Settecento, alcuni di essi autentici geni della pittura.
Alcune delle opere sono per la prima volta visibili al pubblico dopo il loro restauro ed esse acquisiscono un’ulteriore valenza a seguito del restauro delle chiese nelle quali esse si trovavano e nelle quali (fermo restando il rispetto delle norme di sicurezza basilari) è auspicabile esse possano tornare.
L’occasione della mostra è stata data in primo luogo dalla possibilità di poter esporre le pale che adornavano gli altari della Chiesa di San Venanzio, edificata in stile romanico inglobando la struttura di un tempio pagano e il cui rifacimento dell’interno fu realizzato in stile barocco nella seconda metà del XVII secolo quando il tempio era retto dai PP. Gesuiti. Unitamente alle pale, anche il tempio che le ospitava è stato sottoposto ad un lungo ed attento restauro durato circa venti anni e terminato nella primavera 2002 quando la chiesa è stata riaperta al culto e restituita alla città e ai turisti.
Grazie alla lettura delle fonti storiche ascolane, peraltro comune a tutte le opere, è stato possibile ricostruire quali fossero le pale presenti in quella chiesa e la loro esatta collocazione; accanto alla pala raffigurante la Morte di San Francesco Saverio di Giovan Battista Gaulli detto il
Baciccio, già presente nel Museo e centro della
mostra aperta nel 2001-2002 Trasumanar… Il Baciccio nelle Marche. Capolavori di luce, si possono ammirare innanzitutto il
Martirio di San Venanzio di Andrea Pozzo, pala di notevoli dimensioni realizzata per l’altare maggiore e che a seguito del restauro ha pienamente riacquistato la smagliante cromia e la piena leggibilità dell’intera composizione; le pale dell’anconetano Giovanni Peruzzini e dell’ascolano Ludovico Trasi testimoniano poi ancora una volta il percorso della pittura ad Ascoli nel pieno dell’Età Barocca, segno di un forte interesse artistico nonché di una notevole possibilità economica da parte delle chiese e degli Ordini religiosi che commissionavano tali opere rivolgendosi ai maggiori artisti dell’epoca.
La fine della visita alla mostra può costituire per il turista, il fedele e lo studioso un ideale punto di avvio verso le chiese del centro storico di Ascoli Piceno nelle quali, a completamento di quanto visto all’interno del Museo Diocesano, sono conservati i capolavori rimasti in loco e che è possibile apprezzare dunque nel loro contesto originario (come nel caso delle tele della già citata chiesa di Santa Maria della Carità realizzate tra il 1590 ed il 1630 contemporaneamente agli altari in stucco che le ospitano, perfetto esempio di interno nel periodo di transizione tra epoca controriformistica e barocca) oppure isolate lungo le pareti delle navate o collocate in una sagrestia, in quanto gli altari su cui esse erano collocate non sono più esistenti perché distrutti tra Sette ed Ottocento (è il caso rispettivamente delle grandi tele del Trasi in Duomo e di quelle di Cola d’Amatrice e del Monti nella Sagrestia di San Francesco) in quanto estranei al gusto dell’epoca.
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