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IL CICLO PITTORICO DEL MARIANI
All'interno della Cattedrale il pittore Cesare Mariani eseguì tra il 1884 e il 1894 un vasto ciclo di affreschi. Nell'abside, sul tamburo della cupola, è illustrata tutta la storia di S. Emidio e del suo martirio, compresa la scena del battesimo di Polisia. La tradizione narra che la fanciulla, per sfuggire alle truppe romane inviate dal padre contro di lei, si sia recata con le sue ancelle fino all'apice del Monte Ascensione sparendo poi tra i dirupi.

ZOOM sulle immagini: Per avere un ingrandimento degli affreschi clicca sulle miniature qui sotto

 

01. LA CONVERSIONE DI SANT'EMIDIO
Emidio giovinetto, al crocicchio di una via di Treviri, ascolta da due vegliardi le verità del Cristianesimo. La luce di Cristo si fa strada nella sua anima, mentre egli alza gli occhi al cielo e piega le mani. Alcuni giovani, forse i ftlluri discepoli, in atteggiamento di stupore e di commozione, guardano Emidio che pare trasfigurato.
Questo volto del Santo, è la piÙ bella testa di tutto il ciclo pittorico del Mariani, autoeffigiatosi nel vegliardo che ha il dito della mano rivolto al cielo, quasi in atto di predicare l'unità di Dio.
 

 

02. SANT'EMIDIO AL TEMPIO DI GIOVE
E' una composizione ricostruttiva del sacrificio nel tempio di Giove. La figura di Emidio, trascinato a viva forza da braccia robuste, emerge biancovelata. Egli allarga le mani verso l'alto, in atto di implorare pietà. Dio compie il miracolo, che segna fin dal principio la caratteristica che doveva far luminosa la santità del giovane convertito: la protezione contro i terremoti. Un violento terremoto si scatena, crolla il tempio, l'ara si rovescia, fuggono i sacerdoti atterriti.
Una scena drammatica, concepita e affrescata con crudo realismo, anche se non priva di un certo accademismo.
 

 

03. SANT'EMIDIO A PITINIO
Emidio, ordinato vescovo di Ascoli, passando per l'antica strada Salaria, sosta a Fitino, città oggi distrutta, collocata ai confini con l'Abruzzo.
Il Santo, che regge il baculum episcopale, ha vicino il Crocefisso, e dietro, una turba di pellegrini. Egli benedice i tre magistrati che cogli accensi o ufficiali civili, sono usciti
fuori le mura ad incontrarlo. Essi si inchinano riverenti e pare lo invitino ad entrare in città.
Il fondo del paesaggio, su cui domina la cima nevosa del Gran Sasso, spicca su un cielo nuvoloso, che dà risalto alla figura di Emidio; sul colle, le mura ciclopiche di Fitino. La semplicità e la morbidezza di questo affresco, con le figure bianco-vestite dei magistrati, in atto di ossequio agli ignoti pellegrini, contrastano fortemente con la brutalità della scena precedente.
 

 

04. LA CONVERSIONE DI POLISIA
La scena è ambientata nell'interno della casa patrizia di Polimio, prefetto di Asco/i.
Dalla loggia antistante il giardino, entra una gran luce, che inonda la stanza; il pavimento a mosaico, le colonne marmoree, le pareti dipinte, tutto rivela eleganza e fasto.
Polisia, la figlia di Polimio, è seduta dinanzi al cartibulum, ove sono la cista, gli oggetti da toeletta e, quasi dimenticati, i libri arrantolati. Essa ascolta attenta Emidio, che, levatosi maestoso dallo scanno, dove ha lasciato cadere il manto, parla con ispirata parola. Notevole la forza espressiva di quest'affresco - anche se la figura del Santo assume una posa convenzionale e ricercata per la bellezza del soggetto e la correttezza dello stile.
 

 

05. IL BATTESIMO DI POLISIA
L'azione si sposta dal chiuso del palazzo patrizio, in uno dei luoghi piÙ pittoreschi della città. La scena, ritratta dal vero, si svolge sulla riva del fiume Tronto, dove la tradizione
vuole che il Santo era solito battezzare i pagani convertiti al Cristianesimo. Po/isia è genuflessa con le mani congiunte e coi capelli sciolti e cadenti sulle spalle. Emidio versa su
di essa l'acqua battesimale.
Dietro Po/isia sta in piedi la sua ancella Glafira; viene poi la turba di popolol di cui uno stuolo si prepara a ricevere il battesimo, e l'altro scende processionalmente dal sovra
stante borgo Solestà, per sottoporsi all'onda rigeneratrice.
In quest'affresco - nel cui suggestivo paesaggio è ritratto dal vero il superbo ponte romano che s'inarca arditamente sul profondo alveo del Tronto - il Mariani, seguendo l'uso
dei pittori del cinquecentol ha dipinto se stesso con in mano tavolozza e pennello. Dietro di lui si scorge la testa del suo discepolo Luigi Bartolucci, che ha eseguito la maggior
parte delle decorazioni
 

 

06. MARTIRIO DI SANT'EMIDIO
La scena del martirio è mirabilmente concepita: Emidio, avvolto in un alone di luce, cammina verso il luogo della sua sepoltura, sorreggendo nelle sue mani la testa troncata. Nella vaporosità luminosa, s'intravvede sopra il collo, la sembianza diafana della testa, che non c'è piÙ. Intorno la prodigiosa apparizione, s'è fatto un gran vuoto, perché gli astanti, allibiti, sono fuggiti. Il carnefice inorridito, si lascia cadere la spada e fugge, mentre una donna si percuote il capo, temendo l'ira divina, ed altri tendono le braccia, con gesto convulso. L'affresco è genialmente originale, per la vigoria del colorito e per la forza espressiva del sentimento.
 

 

07. LA TRASLAZIONE
Il soggetto del/' affresco - che è l'ultimo del ciclo pittorico dipinto nella cupola - rappresenta la traslazione del corpo di S. Emidio dalle catacombe ascolane di Campo Parignano alla cripta della Cattedrale, avvenuta molto probabilmente durante l'episcopato di Bernardo II (1045-1058). Ma il Mariani, accettando l'opinione degli storici Marcuccif Appiani e Giovannetti, pone la traslazione nell'aprile del 362 ad opera del vescovo S. Claudio (345 - 370); mediante questo anacronismof può vestire i suoi personaggi dell'antico abito romano e ricoprire la bara di drappo nero per il trasporto di un martire. Sullo sfondo di rocce tufacee, è schierata la processione. Precede il diacono crocifero, affiancato dagli accoliti con candeliere, viene dietro la maestosa figura di S. Claudiof in mezzo a due assistenti. La bara coperta di manto nero, con sopra una corona di fiori, è portata a spalla: intorno e dietro vengono sacerdoti e chierici salmodianti, reggendo ceri nelle mani. Il loro atteggiamento è raccolto e devoto, ma pieno di vita.
 

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